L'arte siamo noi

Il progetto “L’arte siamo noi” nasce dalla consapevolezza che i tableaux vivants sono uno strumento didattico straordinario perché trasformano l’apprendimento della storia dell’arte da un’attività più o meno passiva di osservazione e studio teorico a un’esperienza fisica, emotiva e collaborativa. 

Il termine tableau vivant (quadro vivente) indica scene e composizioni effimere realizzate disponendo personaggi viventi in atteggiamenti, costumi, ambienti ed espressioni conformi ai modelli iconografici di opere pittoriche o scultoree particolarmente famose. Il tableau vivant ha origini molto antiche, legate alla ritualità della liturgia cristiana. Il primo esempio di rappresentazione teatrale di brevi scene, con vere e proprie scenografie e la partecipazione di figuranti in costume è il presepe vivente. Per celebrare la notte di Natale, infatti, già in epoca Medievale venivano proposte performance che raccontassero la nascita di Gesù. Una tradizione nata proprio in Italia grazie a San Francesco d’Assisi. Fu infatti San Francesco ad allestire, nel 1223, il primo presepe vivente a Greccio, nelle vicinanze di Rieti. San Francesco era rimasto colpito dalla somiglianza dei paesaggi di Greccio con quelli che aveva ammirato a Betlemme, visitata durante il suo viaggio in Palestina. Questo fece nascere in lui il desiderio di celebrare il Natale ricreando la scena della Natività di Gesù per rievocare l’atmosfera di quella notte miracolosa. Le prime ‘messe in scena’ si svolgevano sui sagrati delle chiese, oppure percorrevano l’abitato su grandi carri. A questi ultimi vanno accostati anche i Trionfi viventi in uso nel XV secolo, ispirati a soggetti mitologici, allegorici, storici. La vera e propria affermazione del tableau vivant propriamente detto risale alla seconda metà del Settecento. In tale periodo si delinea con maggiore precisione il riferimento alle opere d’arte in gruppi plastici viventi e immobili, che troveranno numerosi esiti in manifestazioni di carattere privato; inoltre, alla fine del secolo, durante la Rivoluzione francese, si verifica il fenomeno di quadri viventi allestiti nell’ambito di cerimonie e feste in una dimensione pubblica e corale e secondo un’iconografia idealizzante densa di reciproci scambi con i soggetti degli exempla virtutis dei dipinti coevi. Tra le matrici culturali dei tableaux vivants direttamente ispirati dalle opere, svolge un ruolo importante il rapporto pittura-teatro. Inoltre, dalla recitazione teatrale derivava la gestualità di alcuni quadri che a loro volta divennero soggetti privilegiati dei tableaux vivants. Nel primo Ottocento in Francia si traevano spunti per i gesti delle figure, per le pose e l’ambientazione delle scene dei suoi dipinti dal teatro e dalla recitazione contemporanea. In epoca neoclassica il genere si diffuse soprattutto come intrattenimento di corti e salotti, a volte anche con l’intento di educazione del gusto, configurando la tendenza a un consumo mondano degli orientamenti artistici più in voga. Famosi furono infatti i tableaux vivants, noti col nome di Attitudes, di Lady Hamilton, che si divertiva a presentare vari soggetti effigiati sui vasi greci e romani della collezione del marito, a volte imitandoli con precisione, a volte assumendoli come spunto di ispirazione per l’invenzione di nuove pose. Già in precedenza a Parigi, alla vigilia della Rivoluzione francese i pittori David e J.B. Isabey avevano partecipato all’allestimento dei tableaux historiques di M.me de Geniis alla corte del duca d’Orléans, caratterizzati anche da intenti didattici. Nel corso dell’Ottocento i tableaux vivants, pur continuando ad essere utilizzati come intrattenimento privato, guadagnano una dimensione sociale più ampia assumendo il carattere di spettacoli popolari e accentuando il rapporto pittura-teatro. A Napoli i “quadri plastici” riproducevano dipinti e statue ispirati piuttosto liberamente a celebri pittori e scultori. Alla vicenda storica del tableau vivant si possono accostare anche le scene e i personaggi in costume atteggiati come composizioni pittoriche e fotografati dai pittori dell’Ottocento per costruire il modello dei propri quadri. Il termine si ritrova, usato in senso generico, anche in rapporto alle esperienze della pittura-spettacolo del Diorama di Daguerre (1835), e, variamente, a commentare le prime esperienze della fotografia. Presupposto comune a tutti i tableaux vivants è che a fungere da modello sia l’arte, non la vita. E forse proprio per questo suo status di ‘arte nata dall’arte’, contaminata, per giunta, da generi e sottogeneri popolari, quella dei “quadri viventi” è stata spesso ritenuta una pratica secondaria nel novero delle arti visive. Essa però ha saputo sopravvivere assecondando il mutare dei tempi e dei codici culturali, forte di quella caratteristica che da sempre l’ha marginalizzata: il suo non essere riconducibile ad alcun canone, oscillando senza sosta tra normatività accademica e puro intrattenimento. In questo suo perenne rinnovarsi, il tableau vivant si intreccia anche con le sperimentazioni fotografiche e filmiche (da Rejlander e von Gloeden ad Artaud e Pasolini, fino alla videoarte di Bill Viola), con la danza e il teatro (da Isadora Duncan a Grotowski) fino a incarnarsi nelle performance dei contemporanei Luigi Ontani, Gilbert & George e Cindy Sherman.

116 studenti hanno realizzato tableaux vivant, che sono uno strumento didattico straordinario perché trasformano l’apprendimento della storia dell’arte da un’attività più o meno passiva di osservazione e studio teorico a un’esperienza fisica, emotiva e collaborativa.

Per ricostruire un quadro gli studenti devono compiere un’analisi rigorosa dell’opera originale. Non si limitano a guardare, devono decodificare:

·      composizione: capire pesi, volumi e distanze tra i personaggi

·      luce: individuare da dove proviene la fonte luminosa e come crea le ombre

·      dettagli: osservare espressioni facciali, posture e panneggi dei vestiti.

Entrare fisicamente nei panni di un personaggio permette una connessione emotiva profonda. Gli studenti non studiano più la Morte di Marat o il Cenacolo come concetti astratti, ma ne avvertono la tensione muscolare, l’urgenza emotiva o la sospensione temporale.

Inoltre, realizzare un tableau vivant con più personaggi è un lavoro di squadra. Gli studenti devono quindi negoziare i ruoli, aiutarsi a vicenda per mantenere le posizioni, coordinarsi per l’allestimento di scene, costumi e luci (spesso usando materiali di riciclo).

Il tableau vivant una tecnica che valorizza l’intelligenza corporeo-cinestetica. Spesso, studenti che faticano con l’analisi testuale o teorica eccellono nella mimica e nella consapevolezza spaziale, trovando un nuovo modo per esprimere la propria competenza.

Il tableau vivant, infine, è una pratica profondamente inclusiva.

locandina tableaux vivants